ARTICOLI > Weight Of The World Tour

Blogos, Casalecchio sul Reno (BO)
12/09/09
“Hardcore goes to the masses”: con questa frase esordiva l’esimio collega redattore xZummicx sul momento di stilare il report della prima edizione del Never Say Die! Tour, quella del 2007, in cui ci rendemmo conto davvero di cosa stesse diventando il fenomeno del metalcore anche in Italia. In quell’occasione, un Rock Planet stracolmo accolse i Parkway Drive, che quella sera in termini di pubblico “stracciarono” i ben più meritevoli headliner Come back Kid. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti: l’anno dopo i Parkway Drive furono headliner nello stesso Tour, i Bring Me The Horizon cominciarono a calare in Italia con una frequenza a dir poco fastidiosa, con un crescendo sempre più evidente di consensi, e varie formazioni minori, come gli Architects o i Despised Icon, si ritagliavano la loro fetta di popolarità, a discapito di gruppi meno costanti nei tour europei, come i più “anziani” Killswitch Engagè o As I Lay Dying.
Di certo era difficile aspettarsi però una tale affluenza al concerto di questa sera. Nell’ultimo anno i Misery Signals sono passati due volte, dando vita a concerti con molta meno partecipazione. Gli Your Demise, invece, sono la “promessa hardcore” dell’anno (il loro debut, uscito sotto Visible Noise, è stato recensito su queste pagine pochi mesi fa). I The Number Twelve Looks Like You si collocano come l’incognita della serata. Ebbene, come dicevamo, questo trio di gruppi è riuscito a richiamare al Blogos di Casalecchio sul Reno un numero davvero inaspettato di persone. E in parte la cosa fa piacere, dato che i Misery Signals sono uno dei pochi gruppi nel loro genere ad avere ancora qualcosa da dire (Controller, uscito l’anno scorso, è stato un mezzo capolavoro)… Ma l’atmosfera generale non sarà delle migliori stasera, anzi, sarà probabilmente il principale punto a sfavore dell’evento. L’impressione che si è avuta una volta usciti, infatti, è che la cosiddetta (inesistente) “scena” metalcore sia arrivata al capolinea, a livello di popolarità. Ha cioè raggiunto il punto massimo, com’è accaduto non molti anni fa al nu-metal, con conseguente calo di apprezzamenti nel giro di poco tempo. Perché? Senza arroganza né snobbismo, è cambiato lo spettatore medio (dire fan è una parola grossa) dei concerti: una massa di ragazzini col desiderio di “esserci” più che di godersi la serata e un comportamento generale fastidioso e molesto, che ha ridotto la maggior parte dei “moshpit” della serata a “ring di scazzottamento” degni dei bambini di prima elementare durante l’intervallo in cortile.
Ma basta con le ciance extramusicali: in realtà, la serata si è rivelata decisamente positiva per i gruppi. A discapito di un impianto sonoro assolutamente non all’altezza, la qualità dei concerti s’è mantenuta sempre su livelli piuttosto alti. Prima di cominciare il report vero e proprio, ci scusiamo coi gruppi di supporto: per cause esterne alla nostra volontà, ci siamo persi le esibizioni dei primi due gruppi (A Time To Forget e Disease Illusion), e abbiamo gustato solo in parte la buona prova dei Mainline, capaci di smuovere in modo già abbastanza buono il pubblico (formato dai soggetti di cui sopra ma a livelli non ancora incivili).
The Number Twelve Looks Like You
Sicuramente il loro è stato lo show più allucinante della serata. E, cosa per il sottoscritto positiva, l’unico che ha evitato, per la sua peculiarità, agli spettatori gli inutili e scellerati scazzottamenti da ragazzini con rabbia represse che si son visti durante la serata. I The Number Twelve Looks Like You sono tra i più giovani adepti del multiforme genere spesso chiamato con la terribile definizione “Mathcore”: non pensate ai Dillinger Escape Plan, questi mescolano delle buone dosi di deathcore con parti chitarristiche quasi “jazzate” e qualche intermezzo danzereccio; con questo non si parla di Enter Shikari, tutto quanto esce da voce – chitarra – basso – batteria, tra l’altro con una tecnica davvero notevole. Infatti, per quanto il loro mix faccia storcere il naso ad alcuni e lasci perplessi molti altri, non si può negare che i ragazzi suonano la loro musica con una preparazione degna e non solo per fare “quelli strani”. Il pubblico, comunque, sembra reagire bene: chi non è interessato semplicemente esce, chi li conosce si gode lo spettacolo divertendosi, gli altri rimangono a bocca aperta; per i Number#12 l’obbiettivo è più che raggiunto. Una menzione particolare va per il cantante, sicuramente il personaggio più particolare della serata: questo pazzoide dal capello liscio nero più volte a “rischio-frangia”, canottiera rossa, jeans strappati e mocassini ha passato tutto il tempo a dimenarsi e a inscenare siparietti più o meno originali (una cantata in posa sopra la cassa, un paio di foto con alcuni del pubblico, eccetera), che comunque sono andati a favore del gruppo nel coinvolgere il pubblico nonostante una musica piuttosto ostica.
Insomma, un’ottima prova… Il problema, per gruppi come questo, è sempre e solo uno: finché esiste un mostro chiamato The Dillinger Escape Plan, saranno sempre impegnati a rincorrere una perfezione irraggiungibile.
Your Demise
E’ il primo grande tour in Italia per gli Your Demise, e un tale successo non poteva aspettarselo nessuno. Sembra che il loro debutto Ignorance Never Dies sia stato letteralmente divorato da molta, molta gente… O forse, se c’è permessa la malignità, la musica del gruppo appare perfetta per fare casino anche se non si conosce nulla. Troppo spesso infatti, sia durante il loro concerto che il seguente, è capitato di osservare gente talmente impegnata a dare cazzotti, saltare e fare sgambetti da non guardare il palco nemmeno per un minuto. Poco conta, in ogni caso: dopo un inizio un po’ timido, gli Your Demise hanno coinvolto il pubblico del Blogos in maniera completa, col loro hardcore semplice, tamarro e potente. Per essere un gruppo così giovane, infatti, gli inglesi dimostrano un affiatamento e una rocciosità davvero sorprendenti. Notevole anche la prova del nuovo cantante, ex voce dei Centurian: all’inizio dello show nessuno avrebbe scommesso un soldo su questo tappetto incarognito, e invece s’è rivelato autore di un’ottima prestazione fisica e vocale. Il suo timbro è più grezzo di quello del suo predecessore, e questo contribuisce a rendere il tutto ancora più “ignorante”, come piace a loro! E visto che l’ignoranza è più che mai di casa, questa sera, verso la fine dell’esibizione degli Your Demise la gente che si dimenava era davvero tanta, e il nano microfonato s’è pure guadagnato un giro di stage diving. Attenti a questi ragazzi, sentirete ancora parlare di loro molto, molto presto: gli Your Demise sono già molto più di una promessa.
Misery Signals
Forse ricorderete il report del Through The Noise Tour dello scorso aprile: in quell’occasione, i Misery Signals furono protagonisti di uno show piuttosto breve, ma altamente emozionante per i pochi partecipanti. Stavolta, è andata un po’ diversamente. Il gruppo, nonostante i già citati limiti dell’impianto del locale, ha comunque offerto una prova professionale ed efficace. Il loro concerto è durato poco meno di un’ora, e la scaletta è stata un po’ più varia, e un po’ più ampia rispetto alla data di Aprile, nella quale, con sommo piacere del sottoscritto, era stato dato maggior spazio ai brani di Controller; ma, dato che anche gli episodi precedenti della discografia dei Misery Signals sono ottimi lavori, non è stato certo brutto risentire dal vivo pezzi tratti da Mirrors e dall’ep Of Malice And The Magnum Heart, avendoli già molto apprezzati in sede live nell’Aprile del 2008. L’impressione, però, è che non ci fosse la stessa alchimia tra pubblico e band a confronto delle passate occasioni. Certo, anche il maggior numero di persone sotto il palco ha forse contribuito a creare questa impressione in alcuni fan di vecchia data, ma a chiunque li abbia visti in altre occasioni è evidente il diverso tipo di atteggiamento. I Misery Signals, dopo l’exploit qualitativo (e commerciale pare!) dello scorso anno, hanno capito che possono entrare a pieno diritto nel gruppo dei primi della classe, e certo non vogliono farsi sfuggire questa opportunità. Sicuramente vedere il singer ubriaco perso a metà serata non aiuta a considerarli esattamente dei “professionisti seri”, ma questi ragazzi a furia di tour stanno crescendo sempre più. Con buona pace dei die-hard fans, i Misery Signals stanno diventando grandi… e pazienza se li preferivamo “piccoli”, se ci piacevano di più come “realtà di nicchia”: ormai hanno preso questa strada. La nostra speranza è che questo salto di qualità li aiuti a rimanere a galla quando, finalmente, questo dannato trend esalerà l’ultimo respiro.






